MINDFULNESS

Gli atteggiamenti per praticare la Mindfulness, secondo Jon Kabat-Zinn

Le colonne

Colonne è una metafora per gli atteggiamenti fondamentali che aiutano a praticare la Consapevolezza.

Scrive Jon Kabat-Zinn:

Secondo la nostra esperienza nella Clinica per lo stress, i pazienti che si accostano alla pratica con un atteggiamento scettico e aperto sono quelli che ottengono i risultati migliori.
L’atteggiamento di queste persone è simile a quello di uno scienziato che intraprende un esperimento: “Non so se questo lavoro funzionerà o meno, ma sono disposto a sperimentare, a metterci tutta la mia energia e a vedere che cosa succede.”

Il protocollo MBSR – Mindfulness Based Stress Reduction

Molti si accostano alla Mindfulness, Consapevolezza, sottovalutandone l’importanza, senza sapere che questo Protocollo, Mindfulness Based Stress Reduction, MBSRdal 1979 viene studiato e applicato in tutto il mondo (gli studi ammontano a più di 10 mila), e sono più di 700 gli ospedali in cui si insegna a praticare la Consapevolezza: passo per passo gradualmente.
Le pratiche di Mindfulness sono incastonate nel Protocollo di Riduzione dello Stress Attraverso la Consapevolezza, riassunto nella sigla MBSR.

In cosa consiste il protocollo MBSR

È stato ideato e collaudato da Jon Kabat-Zinn, e consiste in 8 incontri a ritmo settimanale, di 2 ore e mezza ciascuno: ogni volta si assegnano “Compiti a casa” da fare ogni giorno durante la settimana. Mi è stato raccontato più volte che quando un genitore pratica i suoi “compiti a casa”, I figli, incuriositi da ciò che stanno facendo, lo imitino e pratichino anche loro.

Chi si dedica seriamente alla MBSR di solito ne è entusiasta. Per aver ottenuto la riduzione dei dolori, o perché non soffre più d’insonnia; o perché quando inizia la tachicardia concentrandosi sul respiro il cuore riprende il ritmo normale.

Prestare attenzione al respiro ci aiuta ad assumere lo stato di Mindfulness.

Ispiro, espiro.

Cercando di concentrarmi su quello e non altro. Come delle piccolo ondine ritmiche che raggiungono la spiaggia.

La Presenza Mentale: una facoltà innata

La Presenza Mentale, o Mindfulness, è una delle nostre facoltà in quanto essere umani. Non possiamo non respirare: ma qui si tratta di appoggiare la nostra attenzione sul respiro.

¹ Oggi però ci si accosta a questa grande esperienza trasformativa che è la MBSR riducendola a una forma di meditazione da imparare tout court. Si offrono corsi di Mindfulness in palestre, circoli culturali, centri dove si studia come migliorare questo o quel talento, e/o cancellare il tale difetto, acquisire capacità sociali straordinarie, e così via.

Si vuole ottenere un obiettivo, non la riduzione dello stress, e, sopratutto, non la capacità di fare amicizia con lo stato di Mindfulness. Come vedremo, uno degli atteggiamenti da assumere durante la pratica è proprio quello di non voler ottenere niente!

Qualcuno domandò a Kabat-Zinn durante un seminario perché non facessero qualcosa per conservare la serietà e la completezza della MBSR. E lui, spiritosamente,”non possiamo creare una Polizia della Mindfulness!
Una ventina d’anni fa è accaduto lo stesso con lo Yoga: dilagò a macchia d’olio. Prima a Milano c’era sempre stata una sola palestra, dove i pochi che volevano imparare questa antica arte, che è molto, ma molto di più di una ginnastica, erano sottoposti da un Maestro serissimo a una disciplina che va oltre lo hata yoga, cioè gli esercizi fisici, per includere una filosofia e morale vecchie di millenni…

Poi, gradualmente, ecco che non ci fu più palestra che non offrisse il suo bravo corso di Yoga. Condito magari con qualche nozione di Āyurveda o di “anatomia occulta” tibetana buttata lì, come i chakras, o le nadi.

La Mindfulness che circola oggi è per lo più una forma di meditazione. La vera meditazione come viene insegnata negli ambienti buddisti, ha alle spalle migliaia di anni di cultura molto complessa, di spiritualità, di filosofia e psicologia. Con tutt’altro spessore della “mindfulness” che vi sentirete offrire nella maggior parte dei circoli e palestre.

Ma ancora un’altra pratica è il Protocollo di Kabat-Zinn.

In Occidente, (sopratutto negli Stati Uniti e in Inghilterra) la parola Mindfulness, fa parte della MBSR, Riduzione dello stress attraverso la Consapevolezza, oppure in alcuni Centri Orientali, delle antiche tradizioni buddiste.

MBSR è un protocollo concepito quando, a partire dal 1979, Jon Kabat-Zinn al Centro Medico della Università del Massachusetts si fece indicare dai primari quei pazienti portatori di malattie e disagi che potevano avere benefici per le loro malattie e disagi dal Mindfulness based stress reduction.

Kabat-Zinn, e altri studenti e giovani medici, erano da anni allievi di un Maestro venuto dall’Oriente, che portava avanti una lavanderia come professione. E lo frequentarono per anni, ascoltando le sue lezioni. Non è con una mezz’ora di qualsiasi meditazione inframezzata da ginnastica o da nozioni di psicologia che l’attenzione al respiro entrerà spontaneamente nella nostra vita!

Eppure il corso in otto incontri ha effetti notevoli.

Nei miei gruppi hanno partecipato, per esempio, persone malate di Sclerosi multipla, che hanno ottenuto una riduzione del dolore; persone con attacchi di panico, che hanno imparato a calmarne i sintomi. Tra i risultati scientifici che colpiscono di più c’è, a mio parere, l’aumento delle difese immunitarie e il rallentato invecchiamento dei telomeri nei cromosomi. Man mano che aumenta il numero degli studi sul MBSR, aumenta anche il numero delle malattie nelle quali si rivela efficace!

Il mio incontro con Kabat-Zinn

Personalmente, ho avuto molte buone occasioni di formazione. Corsi, congressi, seminari.
Diversi mi hanno colpito profondamente. Uno di questi è stato il giorno trascorso con Kabat-Zinn, che era venuto a Milano per presentare il suo ultimo libro, (allora era “Riprendere i sensi”).

Era la prima volta che lo vedevo ed appariva tutto fuorché un maestro orientale. La prima impressione era quella di un compatto sportivo Americano piuttosto semplice.
Ma seguendo i suoi esercizi, quando guidò la meditazione sul respiro – che già praticavo, con il Maestro di un altro lignaggio – accadde qualcosa che mi fece cambiare del tutto l’impressione che avevo di lui.

Mi condusse a “ vedere” la Consapevolezza: uno spazio senza limiti, luminescente.

Evidentemente, quando parlava di Consapevolezza, sapeva di cosa stava parlando!

Il mio modo di considerare questo Insegnante cambiò completamente. Mi aveva guidato a conoscere qualcosa, per un breve momento, che non avevo mai conosciuto. Era stata già meravigliosa la lentezza con cui ci aveva guidato nell’esplorare con i cinque sensi il chicco di uvetta, Ombelico compreso (sapete, no, che ogni chicco di uvetta ha un “ombelico”? per poter inter-essere con il grappolo che inter-è con la pianta, che inter-è con la terra… con i contadini, con chi trasporta l’uva, la vende, questo, insomma è l’inter-essere); e poi negli esercizi di yoga, invitandoci a palpare l’aria, ad accarezzarla come fosse acqua.

In un altro corso, un caldo pomeriggio di giugno, eravamo in molti studenti intenti a praticare gli esercizi yoga guidati da lui, sempre impeccabile. Quando ci accompagnava e ci indicava i movimenti, c’erano nel suo tono una indubbia, appena dolce “gentilezza amorevole”. Ricordare questo episodio mi emoziona.

La gentilezza amorevole

Per gentilezza amorevole nel Buddhismo si intende una delle Quattro dimore del Brahman. Uno dei Quattro atteggiamenti che avvicinano alla Divinità – parlai di gentilezza amorevole perché sapevo che è un concetto buddhista mentre MBSR è rigorosamente laica.

Quando lui lasciò spazio alle domande, io, che talvolta non sono molto inibita, dissi specialmente perché quella leggera tinta di gentilezza amorevole mi rendeva entusiasta: “ma questa è gentilezza amorevole”, e fu allora che lui meravigliosamente ripeté che la Mindfulness possiamo benissimo chiamarla Heartfulness.

Pienezza di cuore. Meditiamo per amore, amore di noi stessi e del mondo intorno a noi.

Questo era uno dei corsi di preparazione per diventare insegnanti di MBSR. Avevamo tre istruttori che, pur forti e decisi e coltissimi, avevano fatto della gentilezza amorevole il loro stile di vita.

La loving kindness, gentilezza amorevole, non è sdolcinata. Il loro modo di parlarci era sempre tranquillo, appena dolce. Sapevano di starci insegnando la cosa più importante che un essere umano può imparare.

Ricordo le sere, quando sedevamo per l’ultima sessione di meditazione. Faceva caldo, il crepuscolo si trasformava in buio, non un buio oscuro perché la struttura che ci ospitava aveva lampade all’esterno; anche se la luce arrivava fioca nella grande sala di meditazione. Quel buio, la meditazione… e loro tre che ci custodivano suonando la campana quando era il momento.

A tratti era il momento in cui uno di loro diceva una frase che portava ispirazione. Quanta pace si spargeva tra noi.

Ho conservato in me quella pace, quel silenzio profondo.

Cercavo nuovamente di rievocarla, impersonarla, quando a mia volta mi trovai a condurre un Gruppo. Aiutata dalla Consapevolezza di quanto era straordinario quanto stavamo praticando, anche se poteva sembrare la pratica più semplice del mondo. Noi, il respirare, la presenza.

Una serietà dolce, così volevo dispormi. Sapendo quale onore fosse avere intorno a me un Gruppo che voleva apprendere la MBSR.

In un CD di insegnamento della MBSR Jon Kabat-Zinn inizia parlando di quale onore era per lui essere lì ad insegnarci. All’inizio mi era parsa un’esagerazione. Ora so che è davvero un Onore.


La prima Colonna

La prima “Colonna” degli atteggiamenti favorevoli nel praticare la Mindfulness è NON GIUDICARE. 

“Non giudicare” è talmente importante da rientrare nella definizione di Mindfulness coniata da K-Z : prestare attenzione intenzionalmente al qui e ora, senza giudicare.

È naturale che la prima e principale pratica, seguire il respiro con l’attenzione, venga interrotta da distrazioni. La mente è fatta così: tende a distrarsi, prima ancora che ce ne accorgiamo.

In un Gruppo c’è sempre qualcuno che manifesta il suo scoraggiamento perché, dopo aver coscienziosamente iniziato a prestare attenzione al respiro, scopre di non esser riuscito a fermare la sua mente sul seguire l’ispirazione e l’espirazione.

Ma non è tener ferma la mente ciò che dobbiamo fare!

La sua mente, come è proprio della mente, anziché stare concentrata su l’ispirazione, e l’espirazione, se ne era andata dietro a qualche pensiero. Avviene prima che ce ne accorgiamo!

Il punto è che la mente non va fermata. Non va forzata a stare lì con il respiro, è consigliato piuttosto di accompagnare il respiro leggermente.

Rendiamoci conto che meditare è questo movimento: mi concentro sul respiro, poi la mente segue qualche pensiero, me ne accorgo, e riporto l’attenzione al respiro.

Non c’è da scoraggiarsi e pensare di non saper meditare; c’è piuttosto da congratularsi con noi stessi perché ci siamo accorti di esserci distratti…

Ci alleniamo nella Mindfulness proprio per diventare più padroni della nostra mente.

Quando ci accorgiamo che non stiamo seguendo il respiro, dobbiamo complimentarci con noi stessi: perché ci siamo accorti di esserci distratti.

Le “Colonne” di cui scrive Kabat-Zinn sono gli atteggiamenti che ci facilitano la pratica di Mindfulness. È vero che praticando con pazienza arriveremo comunque a una maggior dimestichezza con la Mindfulness: questi atteggiamenti facilitano la pratica: anzi, sono la pratica stessa..

Allenarsi nella Mindfulness non è come praticare l’atletica o studiare matematica. Non ci sono istruzioni rigide da seguire.

La Mindfulness è una proprietà, una capacità naturale della nostra mente, per lo più trascurata, che è naturale fare nuovamente nostra.

Possiamo impegnarci profondamente, perché, come scrive Kabat-Zinn

l’atteggiamento con cui ti accosti alla pratica…è il terreno con cui potrai coltivare la tua capacità di calmare la mente e rilassare il corpo, di concentrarti e vedere con chiarezza dentro di te².

Nel nostro primo incontro con gruppo, ci presentiamo, camminando liberamente per la stanza, se questo ci piace, e presentandoci. Come ci chiamiamo? Dobbiamo conoscerci, praticheremo insieme, intimamente, per otto settimane. Ciascuno è invitato a dire una sua dote positiva. E poi ciascuno è invitato a dire: “cosa ti porta al corso per la riduzione dello stress attraverso la consapevolezza?”

Questa è una motivazione importantissima, ha a che fare con il nostro atteggiamento nei confronti del praticare la mindfulness. Può darsi che lo sappiamo, più o meno, ma ci stiamo avvicinando a una pratica che ci può cambiare profondamente, nella mente e nella percezione del corpo. Formando delle coppie, possiamo invitare ciascuno a dire, uno alla volta, che cosa ci ha portato a metterci su questa strada… Comunicarlo a un’altra persona, che è invitata ad ascoltare con presenza mentale, (altro modo per definire “mindfulness”)³, aiuta molto a chiarirsi le proprie motivazioni comprendendo quelle dell’altra persona.

Dopo che una persona ha parlato delle sue motivazioni, almeno di quelle che percepisce, ed è stato ascoltato dall’altra persona, i due discutono insieme, dialogo molto utile nel rendersi conto delle proprie motivazioni. Non è facile spiegare e spiegarsi perché entriamo in questo Corso, in un apprendimento nuovo.

Credo che qualcosa in noi presenta ciò che afferma William James:

“La facoltà di riportare volontariamente e più volte un’attenzione che divaga è alla base del giudizio, del carattere e della volontà. Nessuno che non la possieda è da considerare compos sui.

Un’educazione che sia in grado di migliorare questa facoltà sarebbe l’educazione par excellence William James⁴, padre della Psicologia.

Questo Corso ci farà diventare maggiormente Compos Sui, padroni di noi stessi!

Jon Kabat Zinn con degli allievi del corso di mindfulness
Jon Kabat Zinn con degli allievi del corso

La pratica della consapevolezza richiede solo che facciamo attenzione e guardiamo le cose così come sono⁵

Coltivare deliberatamente certi atteggiamenti ci aiuta ad ottenere il Massimo dal processo di meditazione

I pazienti che si accostano alla pratica con un atteggiamento scettico ma aperto sono quelli che ottengono i risultati migliori. L’atteggiamento di queste persone è simile a quello di uno scienziato che intraprende un esperimento: ‘non so se questo lavoro funzionerà o meno, ho I miei dubbi, ma sono disposto a sperimentare, a metterci tutta la mia energia e a vedere cosa succede”⁶

Jon Kabat-Zin, nel suo libro in cui descrive l’insegnamento della MBSR, include sette colonne, atteggiamenti in sintonia con la pratica dell’essere presenti intenzionalmente nel qui e ora. Di recente, Kabat-Zinn, come vedremo, ha aggiunto altri due atteggiamenti, uno dei quali, la generosità, non l’avremmo indovinato mai!

Eccoci alla prima Colonna

Il non giudizio

La Riduzione dello Stress attraverso la Consapevolezza, MBSR la impariamo dedicandoci a una pratica per volta. Il respiro, il corpo, camminare, mangiare, i suoni, i pensieri…tutto.
Pratica dopo pratica, ci diventa più spontaneo vivere in uno stato di presenza mentale, Mindfulness, dirigendo la nostra attenzione nel qui e ora, senza giudicare. Non giudicare, è tra i più importanti atteggiamenti che ci consentono di vivere in consapevolezza, tanto che rientra nella definizione di cosa è la Mindfulness, o Consapevolezza. Non giudicare è consigliato in molti altri insegnamenti. Giudicare, talvolta, è uno spreco di tempo e di emozioni!

Non giudicare: ci rendiamo conto che siamo quasi sempre in un atteggiamento di giudizio? quasi sempre, quando scopriamo che la nostra mente ha smesso di osservare il respiro, che sta seguendo una catena di pensieri, dove un pensiero tira l’altro… ci accorgiamo spesso che sta giudicando.

Abbiamo idee e opinioni. Giudichiamo: questo mi piace, questo non mi piace: questo lo voglio, questo non lo voglio; è bianco, o nero. Questo è buono, questo è cattivo, e ancora giudizi, giudizi, giudizi…

Imparare a non giudicare è davvero la sfida della Mindfulness.

Quando Kabat-Zinn parla di atteggiamento non giudicante, intende che dobbiamo essere consapevoli di star giudicando, ma che non dobbiamo giudicare noi stessi per il fatto che stiamo giudicando, come ci giudicheremmo per aver commesso un errore. Ci rendiamo conto di giudicare, e dobbiamo accettarlo: “sto giudicando”. Lasciando andare il giudizio. C’è una parte del cervello preposta all’equanimità: cioè a ricevere con equilibro ciò che è buono e ciò che non lo è. L’equanimità è come un funambolo che non perde l’equilibrio sia che gli si posi su una mano un Uccello nero rapace e nell’altra mano un mite Uccello bianco.

Ora, dopo otto settimane di pratica di MBSR, le neuroscienze osservano un accrescimento dell’area cerebrale preposta all’equanimità! Senza l’intervento della nostra volontà, siamo diventati più equanimi!

La differenza tra giudicare e discriminare

Dobbiamo fare attenzione alla differenza che c’è tra giudicare e discriminare. Discriminare, è necessario, è una funzione della ragione: osservare con attenzione, anche sottilmente, ciò che ci accade e vediamo accadere. Non giudicare non significa diventare avulsi dalla realtà: anzi discriminare collega gli eventi alla nostra esperienza, la amplia e arricchisce. Ci rende più percettivi, più intelligenti. Sarebbe stupido non dirsi: “sta passando un TIR”, non una bicicletta quando dobbiamo attraversare la strada!

Dobbiamo essere bene in contatto con la realtà, così com’è. Se sto per attraversare la strada devo discriminare ciò che sta passando: questo non è un giudizio.

Usare il discernimento ci permette di renderci conto di quanto sta accadendo, con saggezza e chiarezza, comprendere le interrelazioni tra le cose. Al contrario, il flusso continuo di giudizi offusca questa chiarezza, e lo stesso giudicare il fatto che la nostra mente sta giudicando non ci aiuta a stare con quello che c’è… Non giudichiamo il nostro giudicare!

Può darsi che durante la meditazione ci diciamo un “che noia” o “non ci riesco”. Questi sono giudizi, ma non è il caso di giudicarli negativamente.

Osserviamo il giudizio, e basta.

Forse in quel momento preferiremmo qualcosa di più stimolante, non solo seguire il ritmo del respiro oppure riportare l’attenzione al respiro quando ci rendiamo conto che la mente ha seguito qualche catena di pensieri.

So when we speak about non-judgmental awareness, that’s what we are talking about, we are talking about a very fine degree of discernment, of clarity, of wisdom, of understanding the interconnections between things, at the same time noticing the tendency to judge quite quickly, like, don’t like, want, don’t want, and to recognize that that actually creates a kind of a veil or a filter in front of our eyes that doesn’t allow us to see things as they are, but to only see them through the lenses of our own ideas and opinions, likes and dislikes which is practically blinding to us.⁷

Le colonne sono interconnesse tra di loro. Abbiamo parlato del dirci “mi sto annoiando” mentre seguiamo il respiro. Il “non giudicare” ha anche che fare con la

PAZIENZA

Ci serve un atteggiamento di pazienza verso noi stessi sia quando scopriamo che ci siamo distratti dal qui e ora del nostro respiro, sia quando scopriamo che stiamo nuovamente giudicando le cose, i fatti,  mentre la nostra pratica consiste solo nell’osservare con attenzione quello che c’è qui e ora…

Quante volte stiamo facendo qualcosa e non vediamo l’ora di passare alla cosa successiva? Quante volte siamo in un posto e vorremmo andare in un altro?

La pazienza ci è necessaria per imparare a stare qui e ora. Senza la pazienza rifiutiamo il qui e l’ora, impazienti di raggiungere il là e il dopo,  Anche quando non stiamo meditando, spesso rifiutiamo il momento presente, pensando che il meglio è chissà dove.

Può darsi che cercare di mantenere la nostra attenzione concentrato sul respiro, ci spazientisca. La nostra mente, che continuamente pensa,  ci offre di che soddisfare la nostra impazienza. È una sorta di avidità di esperienze, svalutando l’unica esperienza che davvero c’è: il qui, l’ora. Ripassare avvenimenti del passato, inventare storie per il futuro… cerchiamo stimoli, siamo abituati a una vita fatta d stimolazione continua e frenetica. Ecco una ragione in più per esercitarsi nella MBSR

Praticando la pazienza stiamo con la ricchezza del momento presente, nella  pace e serenità del seguire con l’attenzione le onde del respiro, momento per momento.

NON CERCARE RISULTATI

Ci siamo accorti che l’impazienza ci porta  a  fare ? È un fare che, durante la meditazione, avviene usando il pensiero: ma è comunque fare.

Nella pratica della Mindfulness, contrariamente all’atteggiamento dominante nella società occidentale,  ci esercitiamo a non fare.   Cercare risultati è un atteggiamento molto comune. Per ogni cosa che facciamo, abbiamo una finalità. Non ci sembra che una cosa basti a se stessa.

Potremmo desiderare di trovarci in qualche altro posto; o di agire su qualcosa (i pensieri, le sensazioni del corpo), o fare accadere qualcosa.  Chi si accosta alla meditazione può immaginare che proverà un qualche stato straordinario di rilassamento o benessere… illuminazione?!?

L’atteggiamento più salutare è quello di lasciare che la vita si dispieghi momento per momento mentre noi siamo in uno stato di non fare .

Kabat Zinn ci ricorda che pensiamo spesso che ci sia o ci sarà un momento migliore di questo, o cerchiamo di riportarci a qualche momento passato.

Desiderare è umano, desiderare porta avanti la vita. Progettare, ideare… ma con moderazione. Anche perché se siamo consapevoli, ci rendiamo conto che non si tratta tanto di realizzare qualcosa, ma di voler realizzare, un’altra cosa dopo la prima, e poi un’altra e un’altra. Potremmo scoprire quanto è gradevole l’atteggiamento di accontentarci e rivolgere l’attenzione al momento presente.  Non ci sforziamo per cambiare niente ma lasciamo le cose proprio come sono, senza giudicare se potrebbero essere migliori o peggiori.

Senza quell’inquietudine senza nome che tanto spesso ci accompagna.

we are always on the way to some better moment in the future, or trying to escape from something in the past, but to actually be in a place where practicing non-striving or non-doing where we just let things be as they are is like I said, tremendously nurturing and healing…

È un nuovo modo di rapportarti a te stessa, un modo in cui il cercare di arrivare da qualche parte lascia sempre più posto al semplice essere⁸

Potremmo pensare che dovremmo diventare una persona migliore, che non dovremmo avere male alla schiena… se fossi più impegnata, se fossi più questo o più quello, allora… Andrei bene. Così come sono non vado bene. Questo è “sforzarsi per volere le cose diverse”, è non stare con quello con c’e,  è ancora  fare.

primo piano di Jon Kabat Zinn
Jon Kabat-Zinn

Quando ci si presenta, all’inizio del corso, molti sono motivate a veder migliorare dei dolori anche forti, come nella sclerosi multipla, o in una frattura; molti vogliono sbarazzarsi dall’ansia, o dalla paura.

Sono desideri legittimi, e compatibili con il non fare, il non sforzarsi. Prestare attenzione al dolore senza tendersi, ispirandovi dentro, ed espirando profondamente con l’intenzione di aiutare il dolore a uscire dal corpo. Sentire l’ansia, sapendo che se cerchiamo di opporci, anziché accompagnarla ad uscire con il nostro respiro, l’ansia non se ne  andrà.

Si tratta non di “fare” qualcosa  per agire su ciò che ci disturba: bensì di fare compagnia a ciò che ci disturba con la Consapevolezza.

La Consapevolezza è, di per sé una forza che guarisce ciò che abbraccia.

Questa è una citazione di Kabat-Zinn molto profonda e importante:

realizing that whatever is already here is good enough  even if it’s not pleasant in this moment, it’s enough, and we don’t need to try to escape from it, or fix it, or make anything happen. It’s tremendous discipline, a tremendous attitude to bring to life and it doesn’t mean you won’t get things done, on the contrary it means that whatever doing you do do, will windup coming out of being and therefor much greater wisdom and much greater appropriateness to the situation.

Renderci conto che qualsiasi cosa è già qui va bene, anche se non è piacevole in questo momento, è abbastanza, e non abbiamo bisogno di fuggirne, di aggiustarlo, o di far accadere qualcosa. È un’enorme disciplina, un’enorme atteggiamento da adottare, e non significa che non farai quello che c’è da fare, al contrario significa che ciò che c’è da fare lo farai, con maggior saggezza e in modo più appropriato alla situazione.

Mi colpisce molto questa frase:

“anche se non è piacevole in questo momento è abbastanza”.

Non sforzarsi per cercare risultati, è un grande modo di procedere! Valido non solo nella pratica della Consapevolezza, ma qualsiasi cosa noi si stia facendo. A parte che sarebbe bene star praticando la Consapevolezza qualsiasi cosa si stia facendo…


¹Pag. 32
²Pag. 31 Vivere momento per momento
³Il miracolo della presenza mentale, Thich Nath Hanh
⁴W.J.,Principi di Psicologia. Principato, Messina, 1965
⁵Pag.31 op.cit.
⁶Pag.32
⁸Pag. 36