L' INTELLIGENZA EMOTIVA

IL CENTRO CHE CONTROLLA LE EMOZIONI: LA NEOCORTECCIA

Il centro che controlla le emozioni è nei lobi prefrontali, che sembrano attivarsi quando la persona è spaventata o adirata, Questo centro controlla il sentimento, valutando la situazione e il pericolo in modo più completo di quanto non possa fare l’amigdala, così da gestire la situazione in modo appropriato.
Mentre l’amigdala agisce in base a due scelte: mi piace/non mi piace, o: attacco/fuga, i lobi prefrontali, pur reagendo con maggior lentezza dell’amigdala, in pochi secondi scelgono la reazione migliore tra una miriade di possibilità …calmarsi, tergiversare, persuadere, provocare sensi di colpa, essere sprezzanti, fingersi spavaldi …risposte che sono frutto di una riflessione. In particolare, il lobo prefrontale sinistro sembra far parte di un circuito neurale in grado di smorzare gli impulsi emotivi negativi {ad eccezione dei più violenti).

Potremmo dire: l’amigdala propone, e il lobo prefrontale dispone.

Le connessioni tra amigdala e lobi prefrontali riflettono ciò che si dice armonia – o conflitto – tra mente e cuore, tra pensiero e sentimento. Le emozioni hanno un ruolo importante ai fini della razionalità, perché, come abbiamo detto, in un certo senso abbiamo due cervelli, o due menti.
I dati essenziali per risolvere un problema e per effettuare una scelta sono contenuti nella cosiddetta “memoria di lavoro”, contenuta nella corteccia prefrontale.

La memoria di lavoro può venire sabotata dalle interferenze dei segnali di forti emozioni: quelle negative come rabbia, tristezza e paura, ma anche quelle ritenute positive, come il desiderio e l’amore.

Così, anche una persona dal QI molto elevato, può effettuare scelte di vita drammaticamente inadatte a lui/lei; così i bambini sofferenti, o traumatizzati, possono essere ostacolati nell’apprendimento – nell’uso delle facoltà della neocorteccia, dall’impegno e dalla difficoltà di questa nell’equilibrare in loro l’ansia, l’impulsività, la confusione e agitazione generata dalle emozioni penose.

Se il circuito tra lobi prefrontali e cervello emozionale, in particolare l’amigdala, non funziona adeguatamente, anche se l’intelligenza è intatta, il soggetto non è in grado di fare scelte adeguate perché non può collegare l’intelligenza alle proprie conoscenze e bisogni emotivi, in quanto è l’amigdala, e, in generale, il sistema limbico o cervello emotivo, l’archivio che contiene i nostri bisogni, preferenze e avversioni .

Se questo collegamento non funziona, la persona non ha più accesso a tutti gli insegnamenti emozionali precedentemente appresi, ed è come se li avesse dimenticati. Non può fare un uso intelligente delle emozioni.

L’amigdala sembra avere il ruolo di archivio di impressioni e ricordi emozionali dei quali non abbiamo mai una conoscenza pienamente consapevole.

Alcuni ricordi e reazioni emotive possono formarsi senza alcuna partecipazione cognitiva cosciente; nell’amigdala possono esserci ricordi e repertori di risposte che vengono messi in atto senza che ci si renda assolutamente conto del perché si agisca a quel modo, in quanto la neocorteccia viene completa mente aggirata.

Nei primi millisecondi della percezione non solo comprendiamo in modo inconscio quale sia l’oggetto percepito, ma decidiamo se ci piace o no: questo “Inconscio cognitivo” presenta poi alla nostra consapevolezza l’identità di ciò che vediamo e un giudizio su di esso!

Essere consapevoli dei messaggi di questo “Inconscio cognitivo” richiede un costante e approfondito ascolto della nostra vita mentale, e anche un certo grado di fiducia nelle nostre intuizioni. Molto spesso non ci fidiamo delle cosiddette “prime impressioni”.

La mente che si occupa delle nostre emozioni può avere opinioni del tutto indipendenti da quelle della mente razionale. E la rabbia, l’autocommiserazione e il desiderio incontrollato, come anche altre emozioni, possono offuscare la nostra intelligenza.

Ma possiamo sbagliare nei giudizi e nelle scelte anche affidandoci unicamente al ragionamento conscio.


Note sulla INTELLIGENZA EMOTIVA

L’intelligenza accademica non offre pressoché alcuna preparazione per superare i travagli e cogliere le opportunità che la vita porta con sé.

Un QI alto non è una garanzia di prosperità, prestigio o felicità: eppure le nostre scuole e la nostra cultura privilegiano le capacità accademiche, ignorando l’intelligenza emotiva, un insieme di tratti che è immensamente importante ai fini del nostro destino personale.

La vita emotiva infatti può essere gestita con maggiore o minore abilità, e richiede un insieme di competenze esclusive.

La destrezza di una persona in tale ambito è una variabile fondamentale per comprendere perché alcune persone abbiano successo, mentre altre, pur essendo intellettualmente non da meno, imbocchino vicoli ciechi.

L’attitudine emozionale è la meta-abilità che determina quanto bene riusciamo a servirci delle nostre altre capacità, incluse quelle puramente intellettuali

Per una concezione più ampia dell’intelligenza, che includa le qualità necessarie per avere successo nella vita, risulta fondamentale l’intelligenza emotiva. Scoprendo le nostre (e altrui) reazioni emotive abituali, possiamo cambiare gli schemi ricorrenti nel nostro comportamento e nelle interazioni con gli altri.

Per INTELLIGENZA EMOTIVA intendiamo anche:

-la capacità di motivare se stessi e di persistere nel perseguire un obiettivo nonostante le frustrazioni

-controllare gli impulsi e rimandare le gratificazioni

-modulare i propri stati d’animo evitando che la sofferenza ci impedisca di pensare

-capacità di essere empatici

-capacità di sperare

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